Milano MIA Photo Fair

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Milano MIA Photo Fair

Si è concluso ieri il Mia Photo Fair e finalmente, dopo anni di impegni improvvisi e scadenze a ridosso dell’evento, domenica 1 Maggio siamo riusciti a conoscerci!

La fiera nasce nel 2011 da un’idea di Fabio Castelli e si è svolta presso il nuovo centro polifunzionale sito nel quartiere di Porta Nuova Varesine a Milano; alla sua VI° edizione, è la prima e più importante fiera d’arte dedicata alla fotografia e all’immagine in movimento in Italia.

 

Al “The Mall”, (perché non chiamarlo centro commerciale visto che siamo in Italia?) sono andato anche per assistere all’incontro con un grandissimo fotografo italiano: Ferdinando Scianna.

L’affluenza in fiera è notevole e, con soli 10 minuti di anticipo per “Icone immortali e proprietà intellettuale. Storie, leggende e testimonianze dirette sulle fotografie che raccontano il mondo” fissato alle 16:30, non ho potuto far altro che attraversare più che velocemente il grande spazio del Mia e sorvolare a malincuore anche se solo momentaneamente le 80 gallerie presenti, per cercar posto al cospetto del maestro.

Nonostante un’influenza debilitante, Ferdinando Scianna è in forma e, vestito con un bel maglione rosso vivo e scarpe da tennis, esprime con il solito vigore e la pungente sagacia il proprio punto di vista sul tema odierno.

Presentato dal curatore e noto gallerista Denis Curti, l’incontro vede anche la partecipazione di Tony Gentile, autore della fotografia di Falcone e Borsellino, icona della lotta alla mafia.

Scianna commenta le immagini di Capa, Doisneau, Cartier Bresson, Renè Burri, Alberto Korda, Tony Gentile, Berengo Gardin che scorrono proiettate sul muro dell’area Talk del Mia.

Ci parla di come questi mostri sacri della fotografia siano spesso alle prese con le proprie opere che diventano ad un certo punto medaglie scintillanti, ma al contempo ingombranti e pesanti.

Eventi esterni cambiano la fotografia, si appropriano dell’immagine stessa e le assegnano il grado di documento che racconta un atto,

un’epoca o un evento spesso drammatico che nell’immaginario comune le assurge a simbolo.

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Capa e il suo scatto che gli è valsa la fama eterna con il celebre repubblicano caduto durante la guerra civile spagnola, prosegue Scianna, ha fissato il passaggio dalla vita alla morte con una fotografia molto discussa e controversa per la sua veridicità o presunta costruzione scenica, ma che risuona in noi, rievocando altre immagini “acquisite” nella nostra memoria visiva ed emotiva. Porta ad esempio Goya e la sua drammaticità della scena, dipinti rinascimentali, raffigurazioni di cristo e Capa col suo scatto ci ricorda inconsciamente quel gesto proprio per l’uomo colpito e cadente in quella posa.

Di Capa dice: “Di tutto si può dire di lui tranne che non fosse un grandissimo foto-reporter.”

Le modalità cambiano di volta in volta, le storie sono tutte diverse ma forse una delle poche regole di una icona sta nella sua ripetitività nel richiamo inconscio o consapevole dell’immaginario comune.

Scianna cita non a caso il Che Guevara di René Burri (il Che col sigaro) e quello ancor più celebre di Korda stampato su bandiere e t-shirt: non se ne avvantaggerà mai economicamente, morendo in povertà.

Quando noi pensiamo a Che Guevara visualizziamo quell’immagine: l’autore è il creatore inconsapevole, il più delle volte, di un’icona fotografica.

 

Fotografo Eventi Meeting Milano Monza Brianza
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La fiera del Mia, che quest’anno ha avuto un giorno espositivo in più, è davvero ben curata e mi ha deliziato di immagini ed elaborazioni interessanti.

Tante le gallerie: 80 provenienti da tutto il mondo. 13 diverse nazioni e 230 artisti esposti in 109 stand. 16 editori specializzati e 16 artisti indipendenti.

Tanti e troppi da elencare gli autori, ma ho particolarmente apprezzato il lavoro di Settimio Benedusi perché non me lo aspettavo così e mi è parso delicato ed ispirato con il suo lavoro sul padre e l’infanzia.

Marco Circhirillo, per Fabbrica Eos, con il suo autoritratto “multiplo” Superego.

Giovanni Gastel sempre elegante e classico, poi Ghirri, Toscani e Massimo Sestini.

Marco Palmieri con Antonia Jannone disegni d’architettura e la Galleria Contrasto con Berengo Gardin, Irene Kung, Salgado e Alex Webb, la Bag Gallery e La suite 59 Gallery con Eduard Quinn e Made in ArtGallery in particolare Song Yong Ping e Mc2 Gallery con Liu Xiaofang. Ami D Arte Spazio con Daesung Lee. Box Art Gallery con un magnifico lavoro di Liu Bolin.

 

“Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia.” 

– ROBERT DOISNEAU

 

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